


ASD TARANTO KOLBE nasce dall'idea di due ragazzi VINCENZO SPATARO (Presidente) e MARCO CAPOZZA (Vice-Presidente), entrambi parrocchiani appartenenti alla parrocchia "S.MASSIMILIANO KOLBE" situata a Taranto precisamente al quartiere Paolo VI, i quali durante l'estate 2008, trascorsa assiduamente in parrocchia, fra le tante attività, hanno avuto la brillante idea di costituire una “Scuola Calcio” per ragazzi di età compresa dai 10 ai 13 anni, al fine di favorire ulteriormente l’aggregazione dei ragazzi e la crescita a livello Umano.
Terminato il torneo, gli stessi ragazzi partecipanti, hanno chiesto se fosse possibile mettere su una Squadra o una Scuola Calcio con allenamenti, tornei e partite annesse, che potesse rappresentare
Successivamente decisero i colori sociali “blu e bianco” e fatti gli ordini per tutto l'abbigliamento e attrezzatura indispensabile per far si che i ragazzi potessero svolgere la propria attività nella massima tranquillità e nel totale confort.
2 Settembre 2008
Parrocchia S.Massimiliano Kolbe
Q.re Paolo VI (TA)
Aumentano di anno in anno le squadre che spariscono dal panorama calcistico, cancellando tante storie di tradizione centenaria Patrimoni delle città che vengono deturpati da gestioni scellerate. Il tifoso, unica vittima di questo sistema, viene in tal modo derubato della propria maglia.
Che il calcio moderno non abbia mai fatto breccia nei cuori dei tifosi è cosa risaputa. Così come non sono mai piaciuti i vari provvedimenti restrittivi che si sono succeduti nel tempo. Un allontanamento costante da parte di molte persone che la domenica affollavano gli stadi e che, sempre di più, hanno scelto altre mete per i giorni festivi. A tutto questo bisogna aggiungere la grave crisi in cui versa il calcio italiano, che rispecchia in parte l’andamento del Paese. Un momento difficile, dove alle collette per la benzina si aggiungono quelle per salvare la squadra del cuore.
Ma è anche il calcio delle contraddizioni. In cui una squadra patrimonio della città, come lo Spezia, vede affossare i suoi 102 anni di storia pur avendo al suo interno una “potenza” calcistica come l’Inter. E mentre Moratti e il suo entourage erano impegnati a dispensare milioni di euro per allenatori e giocatori, lo Spezia si spegneva dopo una lunga agonia. I tifosi aquilotti, gli unici ad amare veramente questi colori, hanno fatto di tutto pur di non vedere morire le proprie maglie. Non ci sono riusciti, ma sino alla fine sono stati al capezzale della loro squadra.
Cambia la storia, cambiano i personaggi, ma purtroppo non cambia il risultato. Scendiamo dalla Liguria per approdare in Toscana, nella splendida Lucca. Niente Moratti, nessuna squadra blasonata in appoggio ai colori rossoneri. La scomparsa di 103 anni di storia calcistica ha un nome e cognome, Fouzi Hadj. Giunto a Lucca tre anni or sono, con il benestare di molti tra cui quello del primo cittadino, Fouzi Hadj si presentò alla piazza con grandi ambizioni (possibile il contrario?) e annunciando traguardi importanti. Nel giro di un anno si ebbero segnali negativi della sua gestione. Che hanno portato, oggi, a un fallimento. A scendere in campo, anche in questo caso, i tifosi. Si è costituito un Comitato, che sino alla fine ha sperato di poter salvare il proprio “Amore”. Operazione difficilissima e che non è riuscita a evitare il peggio.
Risalendo di qualche chilometro la costa tirrenica, giungiamo a Massa. Quì la situazione non è ancora in fase terminale, sebbene al momento la squadra del presidente Ferrara, non sia stata iscritta al campionato. La situazione è comunque difficile e tutto dipenderà dal ricorso alla Camera di Conciliazione ed Arbitrato per lo Sport del CONI. Nella migliore delle ipotesi, i bianconeri subiranno una penalizzazione da scontare nel prossimo campionato. Nella peggiore, si assisterà a quanto avvenuto per Spezia e Lucchese.
Ma a fronte di tutte queste vere e proprie disfatte, chi risarcirà i tifosi, vittime uniche di un calcio sempre più malato? Chi restituirà loro la squadra del cuore? Nessuno. Come in passato, e sempre più di recente, sono solo loro che si trovano a dover fare i conti con gestioni scellerate e con personaggi di passaggio. Bravi solo a cancellare, con un colpo di spugna, anni di storia calcistica appartenenti a una città.
Ma una cosa questi signori non potranno mai togliere ai tifosi. Il loro smisurato amore per la squadra che si portano nel cuore a prescindere dalla categoria. E, soprattutto, i loro tanti ricordi fatti di amore e amicizia.
Stefano Cordeschi – www.calciopress.net
Il vero tifoso rimane fedele alla sua squadra (…) fino alla fine dei suoi giorni. Ma ancora più forte di questo legame è l'odio che nutre per l'avversaria di sempre.
Quella fra gli italiani e il calcio è una storia da “feuilleton”. Storia agitata da passioni, scossa da colpi di scena, animata da amore, rancore e sfottò, fatta di sacrifici e rinunce, discussioni estenuanti al bar sottocasa, profonde delusioni ed esaltanti vittorie. In uno stadio riesci a scoprire tutte le virtù e i difetti dell’uomo. In nessun altro luogo, come nello stadio, riesci a vedere l’uomo com’è realmente nel suo intimo.
Quello fra gli italiani e il calcio è un rapporto molto passionale, più passionale che sportivo, una vera storia d'amore con i suoi alti e bassi. Segna un profondo senso d’appartenenza e rispecchia un orgoglio legittimo, ma va talvolta oltremisura, non solo fra alcuni facinorosi della curva, con un tifo che può degenerare nella violenza, ma anche fra gente di livello elevato. In ogni caso si contraddistingue per la passionalità eccessiva.
Una vera storia d'amore dunque, un amore sancito con la promessa di restare uniti nella buona e nella cattiva sorte, sugli altari in serie A o agli inferi in Lega Pro. Più che un amore, una fede. Il nostro del resto è un paese a maggioranza cattolica che pratica però la religione del calcio. La domenica e i mercoledì di coppa, sono fatti di lunghe trasferte, il pellegrinaggio allo stadio, o la celebrazione del rito, comodamente adagiati sul divano di casa.
Poi dal lunedì al venerdì un susseguirsi di chiacchiere, il cosiddetto calcio parlato, fino a sabato con gli anticipi e infine la domenica quando i calciatori scendono in campo e fino a notte inoltrata. Così si scandisce il ritmo settimanale. Un destino ben noto alle italiane, che quando non finiscono per tifare la squadra del marito, per solidarietà o per opportuna necessità, si rassegnano a dividerlo con l'eterna rivale in amore: che si chiami Inter, Roma, Juve, Milan o (…) Pescara, la domenica sarà lei ad occupare la scena.
Negli Anni Sessanta, una celebre canzone metteva in note e parole le frustrazioni di una moglie lasciata sola la domenica mentre lui era alla "partita di pallone". Poi anche le donne si sono appassionate e piuttosto che lasciare sempre il campo libero hanno deciso di seguire il marito sul campo. Un amore a tutto tondo, che finisce, qualche volta, per assumere i sintomi di una malattia cronica, sia per il tifoso, che placido segue l'incontro da dietro un telecomando, sia per l'ultras, che si arma di striscioni e intona inni da stadio.
Quando i sintomi della malattia si fanno più acuti? Al momento del derby. La paura da scongiurare? Gli sfottò degli amici che potrebbero perseguitare per un'intera stagione. La febbre del gol non risparmia nessuno, è trasversale, colpisce così l'operaio come l'industriale. Ma c'è un altro fenomeno tutto italiano: Quello del "tifo contro. E’ una specialità tutta nostra, perciò sui campi internazionali se non vince la propria squadra si spera che anche l'altra italiana perda. Nessuno che voglia capire che è importante tifare per la propria squadra e non contro l’altra.
L'oggetto d'amore? I giocatori. Fatto salvo che poi non sempre i grandi campioni, osannati e strapagati, riescono a ricambiare questa dedizione con comportamenti adeguati al ruolo. Ma si sa che non ci sono solo le storie a conclusione felice. Dirigenti, arbitri, giocatori e allenatori sono stati sorpresi con le mani nella marmellata e i tifosi si sono accorti che questi “eroi” sono soltanto degli uomini e non sempre degni d’amore e di rispetto.
Il calcio giocato deve regalare momenti di gioia, ed è una gioia legittima, anche se non manca di fare soffrire, ma certamente non può risolvere le questioni fuori del campo, così come oggi, spesso, accade.
Gianni Lussoso – www.calciopress.net
L’unico calciatore di Monteiasi, ad oggi, ad aver coronato il sogno di giocare nei professionisti è Antonio Arcadio, attaccante 35enne ancora in attività(ultima stagione a Siracusa).
Una carriera di tutto rispetto se si pensa che ha avuto la possibilità di giocare 3 partite in serie A con la maglia dell’Empoli, in una stagione dove faceva la riserva al servizio di un certo Luciano Spalletti(ora alla Roma).
Ad impreziosire la carriera di Antonio, gli anni nelle giovanili del Napoli, anche se non riuscì mai ad esordire con la squadra partenopea, quando poteva osservare da vicino le “magie” del giocatore più forte di tutti i tempi, Diego Armando Maradona.
Antonio Arcadio, nato a Monteiasi il 1° novembre del 1972, alto
Le migliori annate della sua carriera le ha passate in maglia bianconera, quella del Siena, dapprima col
numero
Nella stagione agonistica 2007/08 ha passato un periodo difficile a Catanzaro in C2 fino a dicembre, quando viene ingaggiato dal Siracusa(serie D) aiutando la squadra a raggiungere i play-off, segnando durante gli stessi anche un gol alla Nocerina(guarda il video)
Antonio Arcadio è un idolo nel suo paese natale, ovvero Monteiasi, un grande professionista ed un esempio per chi gioca a calcio e vorrebbe emularne le sue gesta, per poter coronare il sogno di tutti i ragazzi che amano giocare allo sport più bello del mondo: giocare, un giorno, in serie A.
La dimostrazione dell’affetto che la gente ha nei confronti del calciatore più rappresentativo del paese, è testimoniato dal fatto delle numerose maglie ufficiali regalate dallo stesso Antonio(un ringraziamento di cuore alla persona gentile e squisita che è), ed indossate nelle partitelle tra amici e ragazzi che vorrebbero segnare tanti gol per una volta “alla Arcadio”.
Antonio ha anche un fratello che gioca a calcio, Raffaele Arcadio(nella foto a destra, clicca sulla foto per ingrandire), che però non ha avuto la medesima fortuna nello sfondare nel
mondo del calcio, ma che gioca comunque ad ottimi livelli nei campionati regionali pugliesi. Attualmente gioca nel Maruggio, compagine neo-promossa in Promozione pugliese, ma è in attesa di iniziare la nuova stagione dopo la lunga squalifica dello scorso anno, comminata dal Giudice Sportivo nel settembre
Grazie Antonio, per tutto.
SIRACUSA
Ruolo:
ATTACCANTE
Nazionalità:
Italia
Nato il:
01/11/1972
Nato a:
Monteiasi (TA)
Altezza: cm 178
Peso: Kg 72

STAGIONE SQUADRA SERIE PRESENZE GOAL
1992-1993 MONTEVARCHI CALCIO C2 31 7
1993-1994 BARLETTA C1 0 -
1994-1995 MONTEVARCHI CALCIO C2 33 16
1995-1996 U.S. AVELLINO B 9 -
11/1995 F.C. EMPOLI C1 16 1
1996-1997 A.C. SIENA C1 34 8
1997-1998 F.C. EMPOLI A 3 -
10/1997 TERNANA CALCIO C1 27 1
1998-1999 A.C. SIENA C1 23 2
1999-2000 A.C. SIENA C1 30 5
2000-2001 A.C. SIENA B 37 4
2001-2002 SALERNITANA CALCIO 1919 B 25 5
2002-2003 SALERNITANA CALCIO 1919 B 10 1
01/2003 SPAL 1907 C1 10 3
2003-2004 MONTEVARCHI CALCIO C2 29 5
2004-2005 F.C. CATANZARO B 33 2
2005-2006 PERUGIA CALCIO C1 29 4
2006-2007 A.S. ANDRIA BAT C2 27 -
2007-dic.2007 F.C. CATANZARO C2 0 –
dic.2007-2008 SIRACUSA D nd
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